Chi “converte” nell’analisi dei dati esistenti sono, in pratica, le persone che arrivano al sito con un bisogno già abbastanza chiaro e riescono a compiere un’azione utile: richiesta di contatto, acquisto, prenotazione, iscrizione, download. Nell’ottica della progettazione di siti internet, convertire significa quindi trasformare un visitatore in lead o cliente.
Per capire chi converte, conviene partire dai dati già disponibili, ad esempio:
- fonti di traffico che portano utenti più qualificati;
- pagine che generano più contatti o vendite;
- dispositivi usati, perché da mobile spesso emergono frizioni diverse;
- percorsi più frequenti prima della conversione.
Cosa cerca chi converte? Di solito chiarezza, fiducia e velocità: informazioni immediate, prova sociale, costi o modalità trasparenti, CTA ben visibili.
Dove incontra ostacoli? Spesso nei punti in cui il sito crea attrito:
- navigazione poco intuitiva;
- contenuti poco chiari o troppo generici;
- form lunghi o complessi;
- tempi di caricamento lenti;
- mancanza di coerenza tra annuncio, landing e offerta.
In sintesi, l’analisi serve a identificare i profili che già mostrano intenzione e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di completare l’azione.